Da che se ne ha conoscenza, l’essere Umano ha sempre vissuto al fianco di una fedele compagna che non lo ha mai abbandonato.

Proprio lei sì, la stessa che durante le ere ed i secoli ci ha spinto a scrivere, dipingere, creare, scoprire ed elevarci a versioni sempre migliori di noi stessi.

Certo, in tempi moderni è facile pensare all’ambizione, ma… sbagliato!

 

Inquietudine

Stiamo parlando dell’Inquietudine. 

Esatto, la tipica inquietudine dell’essere umano, quella sensazione che ci ricorda i nostri limiti, ci sbatte in faccia la realtà con tutta la sua violenta verità: l’uomo è soltanto un uomo, ha un inizio ed una fine, proprio come tutte le cose nella piccola parte di mondo che conosciamo.

Ogni giorno siamo portati a fare i conti con quella parolina pericolosa: “fine”. 

Ed è proprio la consapevolezza di non essere eterni che ci porta a vivere ogni esperienza con un’inquietudine di fondo, anche le cose belle.

Ti capita mai di non godere appieno dei momenti felici perché qualcosa nel tuo stomaco pesa? Esattamente, quella è l’inquietudine dell’essere umano.

La proviamo praticamente sempre, non ci fa mai essere pienamente soddisfatti, ci fa desiderare di essere ed avere sempre di più, ci fa vedere il bicchiere mezzo vuoto e ci porta a fare scelte dettate dall’impulso di spegnerla soltanto per un po’.

Come con l’acqua: se hai sete bevi finché non ti passa.
Quando torna la sete, vai alla disperata ricerca di un nuovo sorso. (ripetilo all’infinito!)

Questa è la vita: una lunghissima partita a scacchi con lei, l’inquietudine.

Il rischio più grande è vivere senza conoscerla, senza controllarla, pensando che sia soltanto una parte della nostra personalità, perché sarà come consegnarle le redini della nostra esistenza. E allora si innescano i meccanismi che tutti conosciamo bene: tristezza, paura, insoddisfazione e molto altro… possiamo definirlo semplicemente stress o dolore dell’anima.

Ma arriviamo al punto: è possibile vincere contro questa sensazione? C’è un rimedio? Un manuale di istruzioni per la felicità?

Mettiamoci l’anima in pace: la vita è fatta di alti e bassi, bene e male, cose belle e brutte da cui scaturiscono a loro volta sensazioni positive o negative. 

Non possiamo essere sempre e solo felici, anzi…diceva un grande filosofo che l’uomo vive in una melma di insoddisfazione e poi, ogni tanto, tocca un attimo di felicità! 

Un attimo! E poi torna la melma…

E questo attimo di felicità non arriva quasi mai da solo, ma va costruito con la passione e il lavoro quotidiano…è raro che la felicità sia solo una botta di fortuna! 

Però, almeno è possibile stabilire un equilibrio, e dare il giusto peso alle cose che quotidianamente ci succedono.

Ad esempio: andando a lavoro ti sarà capitato sicuramente di agitarti per il troppo traffico, inizia a chiudersi lo stomaco e la mano si avvicina sempre di più al clacson.

Questo è uno di quei momenti in cui dovremmo sempre esaminare il problema: è davvero così grave? Merita la mia inquietudine? È sicuramente un momento per esercitare la pazienza.

Perché vedi, la somma di tutte queste piccole cose che ci fanno arrabbiare durante la giornata,  alla sera si trasforma in un composto solido e tangibile di stress e nervosismo, che con molta probabilità riverseremo sui nostri cari.

Sai perché conviene controllare le nostre emozioni? 

Perché quando ci agitiamo troppo, il nostro corpo inizia a produrre un ormone che avrai già sentito nominare: l’adrenalina.

È l’ormone che ci predispone all’attacco.

Ci difendiamo dalle cose che ci provocano agitazione producendo adrenalina, ma questo ha come conseguenza un incremento del livello di stress e paura, mentre farà diminuire drasticamente la nostra capacità di controllo.

Insomma, hai capito bene, la pace e la serenità vanno imparate, proprio come si impara a suonare uno strumento: hanno bisogno di esercizio e soltanto quando avrai capito come fare e avrai un buon dominio di te e delle tue emozioni, potrai godere appieno della vita.

Inoltre, è interessante analizzare questo studio sulla Felicità realizzato dalla Harvard University effettuato sulle vite di 724 volontari per 79 anni consecutivi. 

Possiamo dire che il suo esito è sconcertante: non si diventa felici grazie all’affermazione sociale, si diventa felici grazie alla vicinanza con gli altri. 

Sono le buone relazioni con i familiari, gli amici e i colleghi che ci fanno essere più felici.

  • Un uomo potrebbe raggiungere il più alto livello di affermazione sociale, economica e lavorativa, ma senza buone relazioni, rimarrebbe comunque insoddisfatto.
  • Un uomo potrebbe vivere di lavoro umile per tutta la vita, senza mai affermarsi davvero, ma con delle solide relazioni familiari, comunitarie ed amicali sarebbe felice.


Aristotele ci aveva visto lungo, definendo l’uomo “Animale Politico”, cioè che vive in un contesto che gli permette di raggiungere la felicità.

Questo studio ci porta a rivalutare il piano delle nostre priorità e possiamo definire come  scientificamente provato il fatto che se c’è un modo per allontanarci un po’ dall’inquietudine propria dell’essere umano, questo sarebbe sicuramente imparare a vivere bene con noi stessi e con gli altri.

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Pubblicato in: Psiche ed emozioni

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