Spesso sottovalutiamo la salute delle ossa finché non cominciano a presentarsi i primi problemi.

In effetti, quando sono sane e forti, le ossa sono in grado anche di ripararsi da sole: quante volte abbiamo visto bambini e ragazzi, ma non solo, portare il gesso? 

Questo è un ottimo esempio di come il nostro corpo, quando è nelle condizioni adeguate, sia in grado di autoguarirsi in poco tempo.

Ma col passare degli anni questa capacità autorigenerativa si riduce sempre di più, e le ossa si consumano fino a giungere ad una condizione di degenerazione nota come osteoporosi.

Per capire cosa significa avere l’osteoporosi o esserne a rischio facciamo un passo indietro e andiamo a vedere com’è fatto un osso.

osteoporosi

Ogni osso è composto da due strati:

  • il periostio, è una membrana che lo avvolge esternamente come una pellicola per renderlo duro e resistente
  • l’endostio, la parte interna, che ha una struttura fatta a lamelle compatte. Si tratta di una struttura davvero unica che garantisce robustezza da un lato e leggerezza dall’altra, perché al centro della lamella c’è un canale cavo. Infatti, se avessimo le ossa “piene” non riusciremmo a muoverci!

Ciò che stupisce, e non ci si aspetta quando pensiamo alle ossa, è che in realtà sono tessuti vivi, che si rimodellano di continuo. 

Ci sono due tipi di cellule in continuo lavoro e, quando si è in salute, in perfetto equilibrio tra loro:

  • Gli osteoblasti, cellule che producono nuovo osso;
  • Gli osteoclasti, cellule che distruggono l’osso per far posto a cellule nuove.

Arriviamo adesso alla malattia

Quando la struttura interna non è più compatta e robusta, diventa friabile, bucherellata, come fosse pietra pomice. Questa è la condizione nota come osteoporosi, che significa appunto “osso poroso”. 

Nonostante sia una patologia antica, nota sin tra gli Egizi ben 5000 anni fa, è una malattia riconosciuta da poco come tale. Fino a qualche tempo fa veniva considerata come “una naturale conseguenza dell’età”. Sbagliato!

Come si può andare incontro all’osteoporosi?

Fisicamente succede che prevale l’attività degli osteoclasti, quindi l’osso si distrugge più velocemente di quanto si rigeneri.

Ecco quindi che i canali cavi si ingrossano, le parti interne si assottigliano e si raggiunge la condizione che molti chiamano “ossa di cristallo”: si spezzano facilmente, come fossero grissini!

osteoporosi

Un tempo si usava molto il detto “avere le ossa dure” per dire di qualcuno che è ben resistente alle avversità e ai colpi della sorte.

Ho sempre creduto che nei detti popolari ci sia molta più saggezza di quanto si possa pensare: infatti chi si ammala di osteoporosi spesso accusa di non riuscire più a far fronte alle situazioni difficili, al peso dell’età e di ciò che comporta. Il corpo “non regge più”, e questo si manifesta fisicamente con ossa che non svolgono più al meglio la loro funzione di sostegno.

Recentemente ho avuto una diretta esperienza di quanto sia debilitante questa malattia e di come sia insidiosa perché silente.

Mia nonna fino a 96 anni è stata una vera potenza della natura: respingeva tutti gli aiuti in casa, andava a piedi in chiesa e amava fare tutto da sola, dalle pulizie alla cucina alla spesa. Poi d’un tratto scopriamo che è caduta e si rompe entrambi i femori. La vera tortura per lei è stato star ferma in ospedale e dover fare una lunga riabilitazione…

Le cadute spesso avvengono in realtà dopo che l’osso si rompe!

Molti di noi credono il contrario, ovvero che la rottura dell’osso sia associata alla caduta, ma non è così. Infatti la caduta è una conseguenza, poiché l’osso diventa talmente sottile e poroso da spezzarsi solo.

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Farmacista